Schola Cantorum SANCTA CAECILIA

GIUSEPPE SAVANI, l’autore

Nato a Carpi il 27 settembre 1855 da Tommaso, dilettante di viola e clarino e da Garuti Teresa, inizia giovanissimo lo studio del violino e del pianoforte presso la locale scuola di musica sotto la guida del M° Aniceto Govi. Successivamente si trasferisce all’Accademia Filarmonica di Bologna dove il 27 dicembre 1878 si diploma “Maestro Compositore”.

Stabilitosi definitivamente a Carpi, l’anno dopo sposa Annunciata Guaitoli, detta Giannetta. Nello stesso anno diventa istruttore di cori per gli spettacoli autunnali presso il Teatro Comunale e, nel 1881, viene nominato Maestro di Cappella ed Organista della Cattedrale di Carpi, essendosi resa vacante la sede per la morte di Francesco Gandolfi. Durante tutta la sua vita, Savani svolgerà il proprio lavoro principalmente in Cattedrale (in qualità di Maestro di Cappella) e presso il Teatro Comunale come istruttore di cori. Non è da trascurare la produzione musicale, soprattutto nel repertorio sacro. Nonostante un incendio, scoppiato la notte del 2 dicembre 1915 nella casa del maestro, abbia distrutto parte dei manoscritti di sua proprietà, ancora oggi possiamo contare su una buona produzione musicale ben conservata che è stata ed è ancora oggetto di studi e ricerche.

Il nome del M° Giuseppe Savani rimane legato soprattutto alla “Desolazione di Maria Santissima” che tradizionalmente viene eseguita ogni Sabato Santo.

La figura del Savani si è sempre contraddistinta in città anche per il temperamento originale e singolare. Creatore, insieme ad alcuni amici, di un sodalizio che amava concertare con ocarine in terracotta, custodite gelosamente in “bare” di piccole dimensioni, lo ritroviamo insieme agli amici, meglio se in condizioni atmosferiche perturbate, a suonare di preferenza vicino al cimitero o comunque in luoghi isolati e sinistri. Ricorda lo Spinelli che tale gruppo di suonatori era denominato “Società Macabra”, ed aveva come simbolo un teschio; l’inaugurazione ufficiale avvenne la notte del primo dicembre 1891 e riscosse la curiosità e l’interesse dei carpigiani. Gli stessi componenti la società, veri amici del M° Savani, gli furono vicini soprattutto durante l’ultimo periodo della sua vita; lo si poteva incontrare infatti per le strade stanco ed affaticato, dimenticato ormai dalla maggioranza e costretto a guadagnarsi da vivere suonando in un cinematografo. Si spegne il 23 maggio 1920 lasciando un’unica volontà: che la sua morte fosse salutata dai carpigiani, il giorno del suo funerale, con fuochi artificiali. Così avvenne.